Alimentazione

In questi ultimi anni mi sono posto molte domande ed ho cercato risposte; ho ascoltato con attenzione persone degne della mia fiducia ed anche venditori di illusioni; ho letto molto sulla dietologia ufficiale ed anche su criteri meno ufficiali ma meritevoli di essere presi in considerazione.

Però io non sono un medico e men che meno un nutrizionista: sono un insegnante di Musica 52enne che, fino a quattro anni fa, pesava quasi 130 kg., ed ora è molto più in forma e pesa meno di 100. Grazie alla bici, ovviamente, ma anche ad un po’ di cura nell’alimentazione.

Premetto inoltre che quanto segue è la pubblicazione delle mie esperienze e delle mie personali riflessioni, che ritengo valide per me ma non necessariamente per voi; anche quando mi permetterò di dare consigli essi dovranno essere tenuti in considerazione solo come spunti di riflessione, e non applicati acriticamente alle vostre abitudini alimentari. Ognuno di noi è unico, come uniche sono le sue esigenze di salute e di benessere. Il mio stato di salute non collima necessariamente con il vostro, e con la salute non si scherza.
Leggete quanto segue, riflettete e mangiate secondo le vostre personali convinzioni o abitudini, ma se vorrete essere guidati da qualcuno rivolgetevi ad un medico nutrizionista.

Ciò detto…

ho raggiunto le seguenti conclusioni:

– Il corpo umano non è una stufa, ma un laboratorio chimico. Diminuire le chilocalorie per controllare il peso ha lo stesso senso che mettere il gasolio in un motore a benzina ed aspettarsi che vada più forte, perché il gasolio è più calorico della benzina. Non esagerare è una cosa, deprivarsi della nutrizione è ben altra.

– Ciò che è veramente benefico o dannoso sono i comportamenti sani o malsani ripetuti nel tempo sotto forma di abitudine. Le eccezioni, l’abbuffata di cibi malsani o le sbronze non uccidono nessuno, anzi dànno respiro alle piccole rinunce e aumentano la gioia di vivere. Purché rimangano eccezioni.
Una colazione sempre uguale secondo criteri sbagliati può uccidere lentamente, mentre una “sgagnata” serale di lasagne al forno seguita da grigliata mista con alcolici ci stenderà per un paio di giorni, ma poi saremo ancora quelli di prima.

– Non esiste una dieta perfetta, perché restare in salute, oppure dimagrire, oppure dotarsi di energia da spendere più o meno rapidamente sono finalità diverse che vanno gestite in modo diverso, possibilmente mediando fra tutte queste finalità.
Rimanendo in ambito automobilistico, sarebbe un errore stabilire una modalità di guida universale. D’estate guideremmo in modo diverso che sul ghiaccio, e così in autostrada o sui tornanti del Maloja, e ancora con la pioggia forte, col vento, di notte o di giorno…

Chi siamo, come stiamo, cosa vogliamo ottenere?

Proverò a ripercorrere il lungo cammino di sapienza (!) da me intrapreso.

Carboidrati/zuccheri e proteine

Mi scuseranno i dotti, medici e sapienti se sintetizzerò i concetti con l’ignoranza di chi non è titolato, ma io cercherò di rendere digeribile la massa di informazioni a più persone possibile anche se il linguaggio non sarà sempre degno della materia.

L’energia è data dalla combustione degli zuccheri semplici che derivano dai carboidrati (zuccheri complessi), mentre i tessuti (ad es. i muscoli) sono mantenuti, alimentati e ricostituiti dalle proteine.

Digeribilità

I carboidrati richiedono una digestione alcalina, mentre le proteine una digestione acida, e lo stomaco prepara per ciascuno un ambiente adatto.
L’immissione di entrambi i nutrienti attiva sia la digestione alcalina che quella acida nello stesso “contenitore”, con il risultato che i succhi gastrici digestivi si annulleranno a vicenda (acido + alcalino = neutro).
Ne consegue che la digestione sarà lenta ed incompleta, il cibo non verrà digerito, passerà nell’intestino in uno stato di putrefazione anziché di scomposizione, e l’intestino assorbirà tossine anziché sostanze semplificate e pronte all’uso.
Pesantezza di stomaco, debolezza e sonnolenza saranno l’ovvia conclusione del processo digestivo.

Un buon criterio è mantenere separati i carboidrati dalle proteine in pasti diversi: siete abituati alla pasta col ragù di carne un giorno sì e l’altro anche? Provate altre soluzioni…

Utilità

I carboidrati, entro qualche ora, si trasformano gradualmente in zuccheri, i quali sono pronti per l’uso e non possono essere conservati, pena il loro abbattimento da parte dell’insulina e la conversione in grassi depositati nelle scorte addominali con abbondanza di “rotoli”.
È quindi sensato riservare tali alimenti alla prima parte della giornata, quando abbiamo ancora diverse ore di tempo per utilizzare l’energia disponibile: di sera, invece, produrrebbero una disponibilità di zuccheri notturna che, inutilizzata, verrebbe dolcemente tramutata in scorte di grasso nel vostro adipe mentre voi dormite beatamente.
Io ho fatto mia una sola delle indicazioni di un medico un po’ originale comparso qualche volta in tv, il dr. Lemme.
Credo che i suoi consigli siano molto efficaci per dimagrire, ma non sono altrettanto convinto che la sua “dieta” sia garanzia di buona salute: così ho raccolto solo l’indicazione che mi ha incuriosito di più, cioè quella di fare colazione con la pastasciutta all’olio e senza sale.
Già questa cosa può far inorridire… Ma come può essere sbagliato assumere carboidrati all’inizio della giornata, abituandosi a rinunciare al sale aggiunto che non è previsto nella natura dell’uomo e causa tanti malanni?
Da quando ho preso quest’abitudine ho dimenticato cosa sia il “calo degli zuccheri” delle undici e posso lavorare senza sosta senza sentire appetito fino a metà pomeriggio, all’occorrenza.

Il calo degli zuccheri

È un meccanismo relativamente semplice:

Il livello di glucosio nel sangue può aumentare di pochissimo prima di farci entrare in coma glicemico, e questa è cosa nota a chi soffre di diabete; da questo pericolo siamo protetti dall’insulina, secreta dal pancreas, che tiene basso il livello glicemico (ed ha molti effetti collaterali “ingrassanti”).

Quando l’insulina è intervenuta per abbattere tutti gli zuccheri che abbiamo ingollato a colazione sotto forma di marmellate, biscotti e cucchiaiate aggiunte, il livello non si limita a “normalizzarsi”, ma l’insulina ancora in circolo lo fa scendere ulteriormente.

L’insulina, fra i suoi effetti collaterali, “blocca” il grasso nelle cellule adipose e non ne permette l’utilizzo per produrre energia; da tutto ciò noi ricaviamo un senso di spossatezza e fame noto come “calo degli zuccheri”. A quel punto desideriamo cose dolci per recuperare rapidamente il livello glicemico, ci abbuffiamo di cornetti alla crema con cappuccini zuccherati e tutto ricomincia da capo.

La pasta integrale

Qualcuno pensa che differisca dalla pasta “bianca” solo perché contiene crusca e ripulisce meglio l’intestino.
Ciò sarebbe confermato da molte paste scadenti, presenti in commercio, definite “integrali” ma in realtà costituite solo dalla pessima farina doppiozero e da cruschello aggiunto.
Il chicco di grano è invece una miniera di elementi vitali che costituiscono il seme destinato a far nascere una nuova pianta. Una ricetta energetica eccezionale: il grano è composto per il 60-75% da carboidrati, per il 12-14% da proteine, per il 2% da grassi e per 11,8% da sali minerali, oltre a molte vitamine ed altri elementi importanti, tutti previsti dalla Natura per interagire fra loro e generare nuova vita.
L’ignobile farina doppiozero, invece, è costituita solo dalla parte più inerte del chicco, di cui tutto il resto è stato sacrificato in nome della colorazione bianca del prodotto. Inoltre la doppiozero è macinata tanto finemente da creare un rivestimento colloso sulle pareti intestinali, dove imputridisce facilmente, fermenta in gas e ci aiuta ad essere ospiti indesiderati negli ambienti angusti…
Aggiungere il “cruschello” rimedia a ben poco!

L’unica marca “da supermercato” che produce pasta con vera farina integrale è la Misura, in una percentuale del 98%.
Mulini bianchi e paradisi bucolici, quando non usano il “cruschello” aggiunto, ne usano percentuali più misere, al massimo del 50%, il resto è doppiozero. Viceversa nei negozi specializzati ci sono marche di nicchia qualitativamente buone ma anche molto costose. Io mi accontento del supermercato, ma passo molto tempo a leggere le etichette.

Gli zuccheri aggiunti

significano volersi del male.
Avete intenzione di sfidare Mario Poletti, Colui che ha percorso gli 84 km. del sentiero delle Orobie in meno di nove ore con cinquemila metri di dislivello, siete già pronti con le scarpe allacciate e vi trovate a Valcanale all’inizio del percorso?
No?
Allora perché ingurgitate zucchero in più, come se ciò che mangiamo normalmente non ne fosse già intriso?

Lo zucchero semplice entra rapidamente nel sangue, e prima che l’insulina se ne accorga dovete darci dentro e consumarlo rapidamente. Solo così avrebbe un senso.
Il dott. Dwight Lundell, che ha operato più di 5000 cuori in una lunga carriera di cardiochirurgo, ci spiega che è lo zucchero, e non i grassi, il maggiore responsabile del colesterolo e delle malattie cardiache.
http://www.laleva.org/it/2012/04/un_cardiochirurgo_di_fama_mondiale_ci_illumina_su_ci_che_provoca_realmente_le_malattie_cardiache.html

Se proprio non potete farne a meno, tenete almeno conto che non tutti gli zuccheri in commercio sono uguali.

Il più dannoso di tutti è lo zucchero bianco raffinato, perché subisce trasformazioni industriali che lasciano a bocca aperta.

Ecco un estratto dal sito
http://www.nutrizionenaturale.org/alimentazione-zucchero-killer-silenzioso :

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“Dalla barbabietola o dalla canna da zucchero viene estratto il succo zuccherino grezzo che è sottoposto a complesse trasformazioni industriali.

Per la prima depurazione viene fatta l’aggiunta di latte di calce che ne provoca la perdita e la distruzione di sostanze organiche, proteine, enzimi e sali di calcio.

In seguito il prodotto viene trattato con anidride carbonica per eliminare la calce che è rimasta in eccesso, quindi subisce ancora un trattamento con acido solforoso per eliminare il colore scuro. Successivamente viene sottoposto a cottura, raffreddamento, cristallizzazione e centrifugazione.

Si arriva così allo zucchero grezzo.

Nella seconda fase di lavorazione, lo zucchero viene filtrato e decolorato con carbone animale e poi, per eliminare gli ultimi riflessi giallognoli, viene colorato con il colorante blu oltremare o con il blu idantrene (proveniente dal catrame e quindi cancerogeno).

Il prodotto finale è una bianca sostanza cristallina che non ha più nulla a che fare con il ricco succo zuccherino di partenza e viene venduta per dolcificare gli alimenti”.

 e prosegue:

“Negli Usa gli zuccheri costituiscono una delle maggiori fonti di calorie per la nutrizione.
La crescita nel consumo  di zuccheri negli ultimi 300 anni è impressionante:

– nel 1700 il consumo annuo pro capite è stato di 1,8 Kg-
– nel 1800 il consumo annuo pro capite è stato di circa 8 kg-
– nel 1900 il consumo pro capite annuo è salito a 40 Kg-
– nel 2009 il 50% degli americani ha consumato in media oltre gli 8o Kg di zucchero all’anno.

I casi di diabete dalla fine del 1800 ad oggi sono passati da 3 casi su 100.000 persone a 8.000 sempre su 100.000 persone.”

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In Italia il consumo pro capite è di “soli” 25 kg/anno a persona, ma dobbiamo ricordare che questo non è il numero dei pacchi di zucchero che avete comprato al supermercato in un anno; ad esso vanno aggiunti tutti gli zuccheri contenuti nei dolci, marmellate, caffé e cornetti al bar o alla macchinetta, panettoni, pasticcini, bibite gassate, tantissimi prodotti salati che contengono anche zucchero… Leggete le etichette, ricordando che gli ingredienti sono elencati in ordine di percentuale decrescente, pur se quest’ultima non è indicata.

Anche da un punto di vista olistico il giudizio sullo zucchero bianco è fortemente negativo, perché il saldo fra energia prodotta ed energia consumata per trasformarlo è svantaggioso.

Lo zucchero di canna è meno dannoso per il suo apporto energetico maggiore e per il procedimento industriale che non pretende di sbiancarlo.
Beninteso, anche lo zucchero di canna infiamma le arterie e fa depositare il colesterolo, come dice il Dr. Lundell che non fa distinzione fra i vari tipi di zucchero; è solo un po’ meno cancerogeno perché non ha a che fare con latte di calce, acido solforoso, carbone animale (“Carbone animale”?? Brrr, che brutta cosa) e blu idantrene. Aggiungo che non contiene polvere di marmo, usata spesso per “allungare” lo zucchero bianco.

Salendo di qualità, il fruttosio è in teoria ancora migliore, anche se non è prodotto con la frutta, ma con lo sciroppo di mais. Dolcifica un po’ di più e alza la glicemia un po’ di meno.

Il miele è decisamente più naturale, ma non a tutti piace ed è un po’ scomodo da maneggiare. Poco usato, quindi.

Merita un capitolo a parte la STEVIA rebaudiana. Non sto dicendo parolacce, so che pochissimi la conoscono.

La Stevia proviene dalle foglie di un piccolo arbusto di facile coltura e non contiene zuccheri, né carboidrati, né proteine ma… dolcifica 300 volte più dello zucchero. L’equivalente di un chicco di riso dolcifica come un cucchiaino di zucchero.

In occidente è rimasta bandita per decenni “perché non era comprovata la sua non dannosità” (un po’ come le sigarette elettroniche, che stanno risultando molto dannose ai portafogli dei produttori di sigarette normali). Da poco tempo è legale come dolcificante, ma viene prodotta in linea minore, mai pubblicizzata, da zuccherifici (!) in pastigliette dal disgustoso retrogusto di liquirizia amara che la rendono quasi inutilizzabile. Quella che si trova su Internet, invece, è buonissima e non ha gusti amari a corredo.
Altroconsumo, noto sito “dalla parte del consumatore” ma anche compiacente a molte forze in campo, ci raccomanda però di “non esagerare” e insinua sospetti, fra cui il solito “non usare in gravidanza” buono per tutte le stagioni…

http://www.altroconsumo.it/alimentazione/dimagrire/news/stevia-dolcificante-naturale

Fatevi una vostra idea, la mia ce l’ho e non voglio annoiare; aggiungo che, capita l’antifona, è stato facile rinunciare ad aggiungere zucchero o dolcificanti a qualsiasi cosa…

Le bevande dolci

Sono ai primi posti comprovati nelle cause dell’obesità infantile (e di conseguenza adulta), ed alcune di esse sono capaci di distruggere i denti.

Non sono politicamente orientato contro gli Stati Uniti, anzi, e non ho alcuna intenzione di boicottare la Coca-cola per motivi ideologici.
Tuttavia è necessario dire che quella bevanda ha un contenuto di zuccheri elevatissimo; in un solo bicchiere c’è l’equivalente di 2 bustine di zucchero e mezza, e non si tratta di zuccheri naturali, ma raffinati; le versioni senza zucchero contengono altri dolcificanti, e in ogni caso il sapore dolce è fortemente attenuato dall’acido ortofosforico.
Tale acido, inoltre, può sciogliere lentamente il guscio dell’uovo fatto di calcio: niente di grave per il nostro stomaco, ma potrebbe essere una buona idea “innaffiare” tutti i giorni il calcio dei nostri denti con quella sostanza?

Possibile, infine, che un’azienda così grande non abbia a cuore la salute della gente?

Se pensiamo che si chiama così perché la prima versione era prodotta con la cocaina, poi sostituita dalla caffeina come principio eccitante…

Le altre bevande hanno un contenuto di zucchero leggermente minore ed una formula forse meno aggressiva, ma in ogni caso introducono enormi quantità di zucchero nel nostro stomaco. È questo che vogliamo fare?

I grassi

Fatte le dovute distinzioni fra grassi giusti e sbagliati, fra saturi e polinsaturi, animali e vegetali, con le dovute eccezioni (fatico a credere che il grasso del maiale sia più malsano dell’olio di palma, presente in tutte le orribili merendine industriali), un dato pare certo: l’organismo ha bisogno di un certo apporto di grassi, che sono indispensabili per l’assimilazione delle vitamine (le vitamine sono liposolubili).
Non manca l’olio extravergine nelle mie pastasciutte o nelle mie insalate, e personalmente amo il burro di qualità, soprattutto crudo e in modica quantità. Quest’ultimo non è proprio indispensabile, ma neppure un crimine alimentare. Lo sono, invece, la margarina, gli oli di semi che non sopportano il calore riscaldati, gli oli industriali (quelli dove prefriggono le patatine… Compratevi quattro patate crude, se proprio volete friggerle! Bastano 5 minuti in più! A me piacciono fritte ancora con la buccia, ovviamente ben lavata. Sono strano?)

IL PH DEL CORPO UMANO

Ha poco a che vedere con il ph del cibo al momento della sua ingestione, ma moltissimo con l’effetto finale che il cibo avrà sul ph del nostro corpo.

Per esempio il limone, fortemente acido, ha sul nostro corpo un effetto alcalinizzante. Ma procediamo con ordine.

Natura vuole che nostro ph sia circa 7,4, quindi leggermente alcalino: esso NON PUÒ CAMBIARE se non per valori davvero minimi (±0,1), che avrebbero comunque forti ripercussioni sulla nostra salute.

Per questo motivo, se noi ci alimentiamo con percentuali elevate di cibi acidificanti (non ho detto acidi, ma acidificanti), gli automatismi del nostro corpo faranno di tutto per mantenere l’equilibrio, anche a costo di sacrificare il calcio delle ossa e qualunque altro materiale basico di cui può disporre, sottraendolo alla sua funzione naturale.

Automobilisti, è come avere le ruote fuori convergenza: una ruota che sterza contro l’altra le metterà continuamente in conflitto, ed anche se il veicolo alla fine procederà diritto le gomme si consumeranno e diventeranno inutilizzabili in pochissimo tempo.

Qui potete scaricare una tabella con il valore indicativo di acidificazione/alcalinizzazione provocato da una cinquantina di alimenti maggiormente usati. Al di là del valore specifico di ognuno possiamo riassumerli in grandi gruppi in questo modo:

Molto acidificanti: Formaggi
Acidificanti: Carni
Poco acidificanti: Cereali
Neutri: Alcune sostanze varie come l’olio di oliva
Più o meno alcalinizzanti: Alcune frutta e verdure
Molto alcalinizzanti: Altre frutta e verdure.

Come ciascuno potrà vedere, in questa scala di valori (che non usa come misura il ph, ma un valore numerico proporzionale) la nostra dieta normale risulterà probabilmente orientata verso una grande percentuale di cibi acidificanti, e questo non è un dato positivo: significa infatti che il nostro corpo è “fuori convergenza”, e che probabilmente, nel corso degli anni, tenderà ad ammalarsi senza una causa evidente. Quando il medico ci diagnosticherà una carenza o una disfunzione ci consiglierà come curarla, ma non potrà stabilire quali siano state le cause lentamente maturate negli anni con le nostre abitudini alimentari.

Intermezzo

A questo punto di un buon resoconto dovrebbero essere citate tutte le fonti, soprattutto se i dati sono riferiti da qualcuno che non ha competenza ufficiale sulla materia.
Io, invece, non ho proprio intenzione di farlo; ho già dato alcuni link di riferimento, ma non desidero convincere alcuno. Desidero solo raccontare a me stesso, e a chi ha voglia di leggermi, i criteri che guidano le mie scelte personali.
Se io indico la stella (o il lampione) che ha guidato il mio cammino, non criticate il mio dito, ma osservate il perché delle mie scelte, rifletteteci sopra e poi traete le vostre conclusioni.
Nel 2013 Internet è pieno di informazioni, più o meno attendibili, adatte ad essere lette e confrontate con le vostre conoscenze.
È anche pieno di guru che vi vogliono convincere, in cambio di quattrini sonanti, di essere i depositari delle migliori verità e di aver scoperto l’elisir di lunga vita.
Se, come me, avrete la pazienza di cercare, curiosare, confrontare, ma anche di consultare persone che conoscono bene la materia, magari facilitati nella ricerca dai miei suggerimenti, potrete anche voi fare scelte personali e probabilmente trarne beneficio.
Altrimenti considerate tutto quanto state leggendo come farneticazioni e cambiate blog…

Fine intermezzo

Cominciamo a farneticare, quindi.

Un dato di cui sono fortemente convinto, grazie anche ad illuminati pareri acquisiti, ma che è contrario a quanto comunemente ritenuto (quindi un’eresia) riguarda i latticini.

I latticini FANNO MALE in tutte le loro forme, compresa la loro materia prima e cioè il latte.

Io abito al centro della Pianura Padana, nelle campagne dove la produzione di latte e formaggi è una delle principali attività agricole. Ci sono ovunque distributori di latte appena munto dal sapore divino.

Eppure faccio notare che, nella tabella di cui al link poco sopra, l’alimento più acidificante di tutti, quindi il più dannoso, è anche un cibo meraviglioso per bontà e per nostra tradizione, cioè il FORMAGGIO GRANA, seguito da molti altri buonissimi formaggi.

Applicando un facile ragionamento se ne deduce che:
– Il formaggio è acidificante;
– Il formaggio induce l’organismo ad equilibrare il ph facendo ricorso al calcio delle ossa;
– Il formaggio, così ricco di calcio, è concausa dell’osteoporosi.

Assurdo, vero?

La prima obiezione è questa: nel formaggio c’è il calcio, il calcio va nelle ossa, quindi è vero il contrario.

No, non è per niente vero.

Il calcio, per essere fissato nelle ossa, deve combinarsi col fosforo, che non è presente nell’alimentazione se non in percentuali davvero basse e solo in alcuni alimenti, ad esempio nei pesci.

L’assunzione indiscriminata di calcio ha come effetto solo una fatica in più per eliminarlo, e se ciò non riesce perfettamente produce solo calcolosi in vari organi.

Meglio quindi scegliere di lasciare il calcio delle ossa dov’è, equilibrando la nostra dieta in modo tale da non doverne impoverire le scorte.

Meglio apprezzare una generosa scaglia di grana padano ogni tanto piuttosto che scucchiaiarlo grattugiato ogni giorno su ogni pastasciutta.

È opinione diffusa, fra le varie fonti, che una buona alimentazione sia composta all’80% da cibi alcalinizzanti e per il 20% da acidificanti, che sono comunque necessari, ad esempio per il loro apporto proteico.

Il dato è assolutamente approssimativo, perché la tabella ci indica che alcuni alimenti sono acidificanti (o alcalinizzanti) in misura diversa. Com’è possibile stabilire un giusto dosaggio? Risposta: Col buon senso.

Sopravviverete a lungo, spero, anche se oggi la vostra alimentazione non è perfetta: ma se preferirete un carboidrato zuccherino in forma di “banana” anziché di “pagnotta”, saprete che le energie continueranno a non mancarvi, ma avrete spostato di un punticino la vostra alimentazione giornaliera verso la zona alcalina, e le vostre ossa ve ne saranno grate almeno per quel giorno.

Il latte

Il livello della mia eresia (mia, ma anche di chi mi ha informato) raggiunge le più alte vette su questo argomento.

Ma come, il latte fa male?

Sì.

Spunti di riflessione:

– Nessun animale in natura assume naturalmente latte dopo lo svezzamento; se lo date al cane o al gatto essi lo apprezzeranno, perché è buono; ma nessuno di loro ne trarrà beneficio, anzi, alcuni di essi, al pari di molti esseri umani, andranno in “cagotto”.

– Il latte vaccino è prodotto da un animale di 5 quintali per avviare la sua prole, del peso di pochi kg. alla nascita, a crescere come lui: è quindi un elemento che spinge molto verso l’espansione del corpo, ma ciò che per il vitellino significa “crescita” per noi significa “obesità”.
Del resto anche il vitellino smetterà ben presto di cibarsene, perché si orienterà subito verso un’alimentazione molto vegetariana.

– Il calcio contenuto nel latte non si fissa nelle ossa, ma può fissarsi nei calcoli in vari organi del corpo.

– il resto del contenuto del latte sono la poco salutare caseina, grassi animali, qualche proteina e pochissime vitamine o sali minerali. Pochissime, beninteso, rispetto a quelle di un buon piatto di verdure. Siete sicuri che ne valga la pena?

Una nota pubblicità recita: “Sempre più persone sono intolleranti al lattosio”. Una notizia interessante, perbacco. Vogliamo chiederci perché?
a) Sempre più persone stanno perdendo la sana disposizione millenaria a digerire il prezioso alimento, oppure
b) Sempre più persone si stanno accorgendo che il latte crea scompensi e disturbi e preferiscono farne a meno?

L’azienda ci propone una soluzione: se il nostro corpo rifiuta l’alimento trattiamo quest’ultimo con lavorazioni che inganneranno i nostri recettori, così obbligheremo il nostro corpo recalcitrante ad assumere l’indesiderata sostanza.
Va anche detto che solo da alcuni decenni è invalso l’uso di usare il latte come alimento quotidiano, e che non è proprio un’abitudine millenaria: i miei nonni, gente di campagna, obiettavano sempre quando io mi tuffavo sulle scodelle di latte, anche se non capivo il perché. È così buono, fa così bene, ha il calcio!
L’uomo, per decine di millenni, si è evoluto senza integrare questa sostanza nelle sue abitudini; tutt’al più il formaggio era un modo per accantonare proteine per le stagioni difficili, ma il formaggio è già fermentato e non ha più le caratteristiche del latte.
la sua acidificazione era compensata da una dieta principalmente vegetale, e forse per i nostri avi l’equilibrio 80/20 era rispettato.
Anche le carni non erano, come sono per noi, un alimento abituale, ma occasionale.
Ciò vale soprattutto per chi ha il sangue di tipo “A”, che proviene da un antico ceppo etnico stanziale ed agricolo, mentre chi ha il sangue di tipo “B” proviene da trisavoli più dediti al nomadismo e alla caccia, ma non per questo carnivori al nostro livello.

Aneddoto personale da insegnante: una volta, dovendo dividere una classe in due parti senza un particolare criterio per suonare due parti diverse, mi sono inventato: “Chi di mattina fa colazione col latte da questa parte, gli altri dall’altra”.
Gli alunni non ci hanno fatto caso, perché avevo già usato vari altri sistemi simili: “Chi tifa per la tal squadra di qua, gli altri di là”, ecc.
Ovviamente mi sono guardato bene dall’entrare nell’argomento, però il colpo d’occhio è stato interessante: forse loro non se ne sono accorti, ma io sì. Da una parte quasi tutti erano grassottelli, dall’altra quasi tutti non lo erano. Indovinate quali erano le abitudini dei grassottelli?

BERE!

Abbiamo divagato un po’, ma ricordiamoci che stiamo pedalando e dobbiamo faticare.
Dividiamo subito le bevande in categorie:

– Acqua

– Integratori

– Alcolici

– Bevande dolci.

E non prendo neanche in considerazione il latte… Una “mappazza” cagliata da digerire a forza come sturando un lavandino ingorgato… No, grazie.

L’acqua

La cosa migliore e più facile da trovare, soprattutto se siete in zone montane.
Tanta, soprattutto se fa caldo. Ma quale acqua?

Il terrorismo psicologico a base di atrazina e molinate che negli anni ’60-’70 ha convinto un’intera nazione a trasportare tonnellate di bottiglie dentro e fuori le case, che ha arricchito pochi e ha intasato le discariche prima di vetro e poi di plastica ci deve far riflettere.

Se in quegli anni il “progresso” aveva inquinato qualche falda oggi l’acqua del rubinetto è più controllata di quella in bottiglia, perché i Comuni devono effettuare le analisi molto spesso, mentre le Case produttrici hanno quest’obbligo solo una volta all’anno.

Esiste però un motivo per sacrificare qualche euro (circa 200 l’anno per una famiglia media, quasi il costo della mia polizza RC per la moto): un valore abbastanza importante dell’analisi.
Il sodio, direte voi? Ma no, state a guardare quel pizzico di sale per tonnellata nell’acqua e poi mettete il sale su tutto quello che mangiate?
Anche nitrati e nitriti, quando presenti, sono valori davvero trascurabili, ma se a voi interessano…

Un valore importante e spesso ignorato, che definisce l’utilità idratante e non la nocività dell’acqua, è il residuo fisso a 180º.
Perché l’acqua possa superare la membrana cellulare e idratare veramente le cellule è indispensabile che questo valore sia il più basso possibile, e comunque inferiore a 100 mg/l. Quasi tutte le acque in commercio superano questo valore, e comprarle diventa davvero uno spreco di fatica e soldi, soprattutto se pensiamo che i sali minerali in esse contenuti ossidano nei bancali esposti al sole durante il trasporto e lo stoccaggio, cosa che non avviene nell’acqua corrente.
Io conosco solo 3 acque che hanno un valore inferiore a 100, e sono: la Levissima (circa 80), la Sant’Anna di Vinadio (circa 48) ma soprattutto la Lauretana, con addirittura 14. La Casa si vanta di essere la “più leggera d’Europa”, probabilmente con ragione.
Io mi porto l’intera bottiglia nel portaborracce alla partenza, ma quando finisce? … Pazienza.
Quando dobbiamo approvvigionarci ogni rubinetto è buono, sia in Italia che negli altri Paesi Europei. Credo che facciano eccezione alcune zone italiane meno fortunate che trasportano l’acqua con le autobotti, ma in genere le fontanelle o i rubinetti vanno bene, a meno che non vogliate portarvi la scorta o fermarvi nei negozi per acquistarla. Precisiamo che è più salutare variare la marca o il tipo di acqua, giusto per evitare eventuali carenze che potrebbero accumularsi nel tempo, e questo è un motivo in più per usare i rubinetti.

Gli integratori

Siete sicuri di averne bisogno?
I pareri disinteressati che ho raccolto mi spiegano che gli integratori hanno un residuo fisso a 180º molto elevato, e fanno perdere il potere idratante al liquido ingerito; credo che i sali minerali potrebbero essere utili in casi estremi, tipo la traversata a piedi del Kalahari… Ma forse il vostro centinaio di chilometri in bici o la partitella a beachvolley non vi avrà deprivato a tal punto.
Anche gli integratori in pastiglie effervescenti, le multivitamine ecc. non sembrano particolarmente utili, perché si immettono cocktail vitaminici sintetici in modo incontrollato. Io non li uso, meglio un’alimentazione adatta!

Gli alcolici

Inutile dire che non sono indicati durante l’attività sportiva; però una bella birretta, fresca e servita con tanta cortesia, ha allietato molte mie serate! Inoltre la birra è un prodotto naturale, e l’unico suo difetto è quello di essere un po’ carboidratica… Pazienza, appunto.

Le bevande dolci

Le ho lasciate per ultime, perché penso davvero che siano quelle da evitare del tutto. Anche un innocente tè freddo è spesso composto da polveri reidratate strapiene di zuccheri raffinati. Però, ripeto, se non avete patologie bevete quello che vi pare, tutt’al più ingrasserete un po’ o vi ammalerete più avanti…

Il gas nell’acqua e nelle bibite non ha alcun pregio, ma in compenso ha qualche difetto: dilatazione dello stomaco, minore capacità idratante della bevanda.

Le trasgressioni

Una buona abitudine non deve prescindere dalla trasgressione, perché sconfinerebbe nell’integralismo, genererebbe fissazioni, ci renderebbe la vita triste, ci emarginerebbe dagli altri…

Io racconto volentieri agli amici i buoni criteri che seguo, e alcuni di essi si dimostrano più amici di altri se, invitandomi a cena, mostrano un minimo di attenzione ai miei desiderata. Se non la mostrano non ne faccio un dramma e mangio quel che c’è.

Ma le trasgressioni migliori le facciamo in privato…

Cioccolato

Di sera, sporadicamente, in limitata quantità, con cacao superiore al 70% è un elisir di buonumore e sonni tranquilli.

Dolci, torte, pasticcini, torroni, caramelle

Andateci piano…

Alcolici

Un bicchiere di buon vino rosso a cena, in età adulta, fa bene e allontana fattori di invecchiamento. Un bicchiere, non una bottiglia.
Un birra fresca, almeno mezz’ora dopo l’attività fisica, difficilmente ci ucciderà.

I superalcolici sono da evitare. Sempre.

Sesso

Non è una trasgressione, fa solo bene, dateci dentro.

Dimagrire

A me è riuscito abbastanza bene, non ho un fisico da culturista ma ho perso circa 30 kg, passando dalla soglia dell’obesità ad un lieve sovrappeso.

Inizialmente la bicicletta ha compiuto il mezzo miracolo, che si è completato cambiando leggermente le abitudini alimentari.

Di queste abbiamo già parlato, allora riassumiamole brevemente:

– Separare i carboidrati e le proteine permette di digerire correttamente disponendo di sostanze dissociate, assimilabili e portatrici di energia spendibile; il non farlo fa imputridire gli alimenti nello stomaco, si assimilano tossine e scarti che vengono depositati nel grasso.
La “dieta dissociata”, quindi, non produce dimagrimento ma è favorevole perché evita alcuni effetti ingrassanti.

– Evitare i carboidrati dopo il primo pomeriggio, per evitare la glicemia notturna e il deposito degli zuccheri nei grassi;

– Evitare o limitare dolci e zuccheri aggiunti, in particolare se raffinati;

– Evitare o limitare gli alcolici, soprattutto i liquori.

Tutti questi sono criteri per non ingrassare, ma non fanno dimagrire. Le diete da “privazione” fanno perdere massa… muscolare, non le ritengo convenienti.

Per dimagrire è inevitabile BRUCIARE IL GRASSO. Mi spiace, ma c’è da faticare.

Una volta liberata l’uscita del grasso dalle cellule adipose, “bloccato” al loro interno dall’insulina, evitando di eccedere negli alimenti dolci, bisogna bruciarlo.

Non serve a questo scopo fare le scale anziché prendere l’ascensore, per quanto sia un’ottima abitudine per mantenere attivi muscoli e circolazione. Devono invece verificarsi un paio di condizioni, tutto sommato abbastanza semplici.

1) Il nostro fisico dev’essere già “riscaldato”, quindi dev’esserci in corso attività fisica da circa 20 minuti; questo per bruciare la scorta di sostanze nutritive già presenti nel sangue e per predisporsi ad attingere alle scorte.

2) Il battito cardiaco deve trovarsi all’interno della fascia “aerobica”: dal momento che essa dipende dall’età, ci viene incontro la formula di Karvonen: 220 (numero fisso) meno l’età dà un primo numero, che è la soglia massima che il nostro cuore può sopportare. Nel mio caso 220 – 52 = 168. Sopra i 168 battiti al minuto si presenta un concreto rischio d’infarto.

Calcolando poi i 2/3 ed i 3/4 di tale valore troviamo la fascia aerobica, all’interno della quale avviene il processo di dimagrimento. Nel mio caso i valori sono 112 e 126.

Se il valore è inferiore si ottiene un buon allenamento circolatorio e respiratorio, se è superiore si ottiene un potenziamento dei muscoli ma anche la produzione di acido lattico. In entrambi i casi l’effetto dimagrante è limitato, perciò se vogliamo perdere peso è meglio rimanere nella fascia aerobica.
Va anche precisato che, se il fisico è già allenato, la soglia aerobica si abbassa un po’, quindi si ottiene l’effetto dimagrante anche se il battito cardiaco è leggermente inferiore ai 2/3 del massimo. Ciò non è quantificabile con esattezza, perché dipende da molti fattori, ma approssimativamente può essere di 5 punti inferiore al valore ricavato dalla formula.

In definitiva, se noi facciamo un’uscita in bicicletta di 2 ore, ci accorgeremo che dopo circa 20 minuti a un ritmo medio cominceremo a sudare, e questo momento corrisponde all’inizio del processo dimagrante. Da qui cominceremo a tenere d’occhio il cardiofrequenzimetro, cercando di mantenerci all’interno della fascia aerobica precedentemente calcolata. Per ben 1 ora e 40 perderemo peso, naturalmente al termine di un processo fisiologico che perdurerà per un certo tempo anche dopo il termine dell’attivotà.

Dalla mia esperienza mi risulta che, in queste condizioni, ho perso in modo permanente circa 7 grammi per ogni chilometro percorso escluso il periodo di riscaldamento. Sembra poco, ma ciò vuol dire che un’uscita di 60 chilometri, esclusi i 10 per il riscaldamento, ci tolgono dal groppone 3 etti e mezzo. 10 uscite fanno 3,5 kg, in un mese si possono perdere tranquillamente 10 kg! Però dobbiamo essere obiettivi: se intraprenderemo un viaggio da 100 e più km. al giorno non saremo in grado di affrontarlo se non faremo scorte energetiche sotto forma di abbondanti colazioni e successive integrazioni. Ciò ridurrà un poco il risultato dimagrante finale, ma non ci priverà della soddisfazione di avercela fatta.

Per favorire il risultato presteremo attenzione a non introdurre alimenti prima che sia trascorsa almeno un’ora dalla conclusione della nostra attività, in modo che il fisico continui ad assorbire dalle scorte quanto gli serve per ricostituire l’equilibrio. Nel frattempo nulla ci impedirà di bere tutta l’acqua che desideriamo, perché l’irrorazione favorisce il metabolismo e le attività connesse.

È mia abitudine, durante i viaggi, fare tesoro dell’abbondanza proposta dalle colazioni nei piccoli alberghi, ma con attenzione a preferire i carboidrati (tanti) e gli zuccheri (pochi). Ciò che è proteico, ad es. le uova sode, i salumi e i formaggi tipici delle abitudini germaniche, sparisce agilmente nella borsa da manubrio che porto con me e diventa un valido supporto per portare a termine la giornata da metà pomeriggio in poi.

Dopo l’attività fisica ha poco senso assumere carboidrati, perché si tramuteranno in energia che probabilmente non utilizzeremo; meglio attendere la sera con un pezzo di cioccolato e, a cena, assumere una moderata quantità di proteine evitando pane ed ogni altro farinaceo.

Ribadisco ancora che quanto sopra non deve modificare le vostre abitudini alimentari senza l’approvazione di un medico alimentarista. Che noia, l’ho già ripetuto tre volte…
Ok, alla prossima!

Buona strada

Marco

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