Da Lodi a Copenaghen!

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Trepidazione
Ottimismo
Preoccupazione…

Sera prima della partenza, ci sono un po’ di emozioni.

Sono poco allenato e l’impresa è ancor più lunga di quella del 2011, quando arrivai ad Amsterdam dopo una primavera di preparazione costante; quest’anno ci ho pensato molto ma mi sa che non vale come allenamento.

8-7 Bici pronta per la partenza

9/7, giorno 1, San Martino in strada – Peschiera del Garda, 137 km.

Ore 9 del 9 Luglio, meta predefinita Peschiera del Garda; non volevo seguire lo stesso percorso del 2013 (Costa Ovest del Garda), un po’ per variare e un po’ per scaramanzia.

Da casa verso Crema attraverso Casaletto Ceredano, poi seguo il percorso un po’ noioso di Offanengo, Ticengo, Soncino e Orzinuovi; qui, in una piazza torrida, ho fatto il primo spuntino verso l’una e mezza in compagnia di alcune campane in attesa di installazione. Continua a leggere

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Da Lodi a Amsterdam, Agosto 2011

Bici partenza

La sera prima della partenza la bici è pronta.
Catena nuova, pignoni nuovi, freni nuovi!
Vediamo i bagagli: borse vintage “Rampichino” Cinelli montate su un lungo portapacchi d’alluminio fatto in casa e poggiato su un piccolo portapacchi a sbalzo fissato al canotto della sella. Due profili quadrati ricavati da una vecchia antenna tv creano rigidità fissandosi nelle vicinanze del perno posteriore, in appositi buchi filettati già predisposti dal costruttore.
Le borse sono provviste di ganci a incastro sopra, e un anello di corda elastica dietro si aggancia facilmente all’estremità dei profili quadrati vicino al perno.

Nelle borse ci sono i vestiti di ricambio, ciascuno sigillato nei sacchetti con cerniera “Istad” Ikea, che garantiscono l’impermeabilità più della stoffa delle borse.
Tasche minori portano gli impermeabili, calzini & c., sacchetto dei panni sporchi, spazzolino…

La borsa centrale posteriore è dedicata al cibo: Niente scorte, naturalmente, tranne qualcosa per iniziare il viaggio. Poi servirà.
È la parte mobile di una vecchia borsa da serbatoio per moto, con tanto di tasca trasparente portacartina. Fissata sotto con un laccio elastico a sgancio veloce e davanti con un gancio elastico corto che fissa la maniglia al canotto della sella.
Dietro essa c’è la sacca di una vecchia tenda più grossa, che contiene una tenda leggera a due strati e il sacco a pelo Decathlon, un modello da 15º capace di comprimersi con cinghie tiranti fino alle dimensioni di un barattolo del caffè.
Entrambi sono ben custoditi nei sacchetti impermeabili.

La borsa sul manubrio è una valigetta per macchina fotografica reflex di vecchio tipo, adattata con un sistema a scorrimento che la ferma su una piastra d’alluminio appositamente costruita. Ho provato modelli appositamente fabbricati, ma non mi hanno soddisfatto per robustezza e così l’ho costruita io.
Contiene gli effetti personali, il portafogli, il telefono, gli oggetti da staccare scendendo dalla bici, il lucchetto…

Nella borsina da canna centrale, ovviamente, ci sono gli attrezzi, che elencheremo in articoli più recenti insieme al dettaglio dei vestiti e a molti accorgimenti tecnici, dopo aver fatto un po’ di esperienza.

Vicino al canotto dello sterzo potete notare una piastra d’alluminio fissata alla forcella con una molla fissata al tubo diagonale: serve a non far cadere la bici quando è appoggiata ad un palo, grazie alla simpatica abitudine del manubrio di girarsi a 90º soprattutto quando la bici è un po’ pesante.

5 AGOSTO 2011, PRIMO GIORNO (San Martino in strada (LO) – Colico (SO) – 130 km.)

Lecco

Si comincia proprio bene… Partenza alle 7,30, ma foratura posteriore dopo soli 8 km.
Poco male, ero nelle vicinanze di un negozio di biciclette e non ho fatto neppure la fatica di riparare la gomma.
Spina persa da un rovo sulla pista ciclabile; non avevo ancora le bande di rinforzo in kevlar di Decathlon…
Ottimismo ben riposto (prossima foratura dopo ben 1000 km) e ripartenza. Dopo l’argine del canale Muzza, la meravigliosa ciclabile dell’Adda (da Cassano in poi), con il percorso delle centrali Edison e i luoghi leonardeschi di Cornate d’Adda, di cui parleremo in un resoconto più breve.
Lascio i miei saluti all’amico Fiorenzo, folletto dei boschi che racconta ai viandanti le meraviglie del luogo fra leggende e dati storici; poi Imbersago, Brivio e alle 14 sono a Lecco. 90 km. già fatti.

Proseguimento lungo la costa Est del lago dei miei avi: Abbadia, Mandello (saluto alla Moto Guzzi), Lierna, Varenna, Bellano, Dervio. Circa 130 km., è sera e trovo ottima ospitalità al b&b “Cà del Cech” di Colico.
Grande acquazzone serale ed ottima apericena presso il bar Blue River, proprio sul porto turistico.

6 AGOSTO 2011, SECONDO GIORNO (Colico – Cepina (SO) – 110 km.)

Sondrio

Il Sentiero Valtellina è un percorso ciclabile che attraversa la ridente valle dalle sponde del Lago fino a Tirano.

Non è, come si potrebbe pensare, una pista ciclabile completamente distaccata dalla strada come il tratto che si vede nella foto:  al contrario è così solo in minor parte, perché l’intero percorso prevede altri tratti sulle strade ordinarie ed anche sulla trafficata provinciale, con frequenti attraversamenti e giunzioni trasversali che allungano di molto i tempi di percorrenza.
Soffre anche della mancanza di ponti sui frequenti ruscelli affluenti dell’Adda, che costringono a continue uscite sulla provinciale e successivi rientri.
Di contro offre alcuni scorci suggestivi, fra cui questo passaggio vicinissimo a Sondrio, fra la città e il fiume, ed altri bei tratti più a ridosso della parte “umbriusa”.

La “part umbriusa” è chiamata dagli abitanti in questo modo perché si trova ai piedi dei monti a Sud dell’Adda e le montagne orobiche la mantengono quasi sempre in ombra.
La parte opposta, soleggiata a tutte le ore, luogo di coltivazione degli ottimi vitigni “Inferno” e “Sassella”, è invece chiamata “sulìva”.

Tirano

L’ultimo tratto quasi pianeggiante prelude a Tirano, dove comincia l’Alta Valtellina.
Fra poco comincia una meravigliosa superstrada, col pregio per gli automobilisti di rendere veloce e regolare il loro percorso fino a Bormio per i prossimi 40 km., e per i ciclisti di godersi la vecchia strada libera per i prossimi 50.

La pendenza comincia a mettere alla prova il cardiofrequenzimetro, soprattutto quando si avvicina alla tristemente nota S. Antonio Morignone.
Qui, nel 1987, un enorme pezzo di montagna è franato a valle, seppellendo due interi centri abitati fortunatamente evacuati e due pastori che non hanno voluto abbandonare il loro bestiame.
In attesa della superstrada scavata sotto la montagna, l’ANAS aveva costruito una strada provvisoria dalla pendenza himalayana che superava un monte e raggiungeva Cepina.
Quel tratto è ancor oggi l’unico percorribile con la bicicletta, poiché la superstrada non lo permette.
Dopo una scalata alpinistica con la bici in spalla, è quasi sera: bagno ristoratore nel fresco fiume e serata in un meublé di Cepina: Bormio è a tre chilometri, puà attendere.
(Meublé = Francesismo usato in luogo di “hotel” in alcune zone del Nord Italia; significa “ammobiliato” e sottintende “privo di servizio ristorante”. In genere offre il servizio colazione).

7 AGOSTO 2011, TERZO GIORNO (Cepina – Livigno (SO), 50 km.)

Bormio

Piove, e non sarà l’ultima volta.

La borsa centrale ha una protezione in dotazione, quella da manubrio è al sicuro in un sacchetto della spesa.
Solo i due ciclocomputer resistono all’aperto, speriamo bene…

Bormio è bella, ma la conosco già e la tappa più difficile mi attende.

Poco fuori città comincia la lunga salita fino ai laghi di Cancano e S. Giacomo, da 1200 m. a 2000 m. in 13 km.

Il tutto sotto la pioggia, non male.

Fraele

L’altopiano dei laghi è presidiato dalle Torri di Fraele, dove i Bormini facevano del loro meglio per tenere a bada i Grigioni in epoca medioevale.

La sponda di sinistra del lago di Cancano è troppo facile, così scendo verso la riva e lo percorro sulla destra. Strada impervia, guadi e cascatelle rendono il percorso più interessante. La pioggia dà una tregua.

Cancano

Dopo il lago attraverso la diga che lo divide dal lago di S. Giacomo, che percorro fino al lato opposto dove un’altra salita sterrata mi porterà alle sorgenti dell’Adda.

Ecco uno schema, tratto da una ripresa di Google Earth, del modo in cui ho aggirato i laghi.

Cancano G E

Alla fine dei laghi comincia la salita, e il morale è alto!

S- Giacomo

Dopo altri 200 m. di dislivello la sorgente dell’Adda rinnova la scorta d’acqua, fresca e ritemprante.

Sorgenti

La salita non è ancora finita, la mantellina rossa si prende una pausa.

Altri 150 m. di dislivello e la salita finisce a 2285 m. di quota, mille più di questa mattina.Alpisella

Dai due versanti del passo Alpisella le acque raggiungono sia il Mediterraneo che il Mar Nero…

Qui comincia una discesa impegnativa per i freni che, essendo nuovi e ben regolati, se la sono cavata egregiamente, nonostante si tratti di normalissimi v-brake.

In un viaggio che attraversa le Alpi non si può non prevedere di doversi fermare in discesa, e sarebbe sciocco partire sprovvisti di questo importante dispositivo in perfetta efficienza.

Uno sterrato tortuoso, in forte pendenza e col precipizio a valle potrebbe non perdonare certe leggerezze.

Livigno
Dopo circa un’ora di grandi manovre con entrambi i polsi, attraversando paesaggi decisamente belli e freschi, penso a chi sta soffrendo il caldo in pianura; nel frattempo raggiungo la sponda Sud del lago di Livigno, e da lì il vivace villaggio popolato da cercatori di benzina. Dopo aver concesso un arrivo asciutto, la pioggia si riprende la scena!
L’amica Marisa, titolare del negozio sulla destra, mi vende un kg. di ottima bresaola razionata sottovuoto, carburante perfetto per la sera, momento di ricostruzione dei tessuti muscolari; poi mi offre un gradito liquore alla salvia fatto da lei e mi aiuta a trovare un albergo molto confortevole, con colazione decisamente sontuosa.

Oggi ho percorso “solo” 50 chilometri…

8 AGOSTO 2011, QUARTO GIORNO (Livigno – Ried (A), 108 km.)

Si espatria.

A 10 km. dal paese, all’estremità opposta del lago artificiale,  c’è l’unico passo senza salite, il passo del Gallo che si attraversa in galleria. Non è una battuta…
La galleria è tanto stretta e scavata nella roccia grezza, regolata da un semaforo alternato, che mi obbliga a rinunciare alla perfetta continuità dei pedali: dopo un’attesa di circa mezz’ora, infatti, per ben 4 km. non posso evitare di farmi trasportare da un bus navetta, istituito apposta per i ciclisti, per proteggerli dai sorpassi nella lunga galleria che hanno già mietuto vittime in passato.
Il costo di 5 euro copre il prezzo del pedaggio, quindi il trasporto è gratuito.

La salita, però, non è finita…

Fuorn

Il terzo dei cinque passi da attraversare richiede ancora oltre 300 m. di dislivello, e dai 1815 m. di Livigno mi riporta in quota a 2149. L’ottimismo mi suggerisce che in discesa farò prima ad uscire dall’inospitale Svizzera, e questo è vero, ma non sapevo ancora cosa mi aspettava.
Dopo una piacevole discesa fino a Sand in Taufers (Malles Venosta secondo il rito romano), mi trovo a circa 900 m. di quota. Comincio a preoccuparmi, perché so che il vicino passo Resia è a oltre 1500 m…
Sì, altri 600 m. di salita lunga e costante, compensata in buona parte dalla bellezza dei luoghi e della ciclabile che percorre il lato del lago opposto a quello della strada provinciale. Un percorso fra cespugli di lampone e boschi di abeti, inizialmente lungo il neonato Adige (foto) e poi lungo i laghi di S. Valentino alla Muta e di Resia.

Adige
Ultimo bagno ristoratore in acque limpide, introvabili all’estero. Sullo sfondo il campanile di Vecchia Curon Venosta, sommersa per fare dei due laghi di Resia e di Curon un unico bacino che ha molto contrariato gli abitanti sia nel Ventennio che tutt’oggi.
Il campanile, diversamente dal resto del paese, non è stato distrutto per una residua forma di rispetto: oggi emerge ancora dalle acque ed è monumento nazionale.

Curon

Purtroppo fra poco pioverà ancora, e molto, celebrando così il mio ingresso in Austria (il confine ed il passo sono proprio in fondo al lago).

Mi riparerò sotto una tettoia di un campeggio per circa mezz’ora, poi riprenderò il percorso e mi fermerò nella cittadina di Ried, ancora una volta in un piccolo albergo.

Dormire e riposare sono aspetti importanti in un viaggio dove il benessere fisico è fondamentale. Ho portato una tenda in previsione di difficoltà di pernottamento, ma per fortuna non è mai stata necessaria.

9 AGOSTO 2011, QUINTO GIORNO (Ried – Weilheim (D), 144 km.)

Da Ried la strada è bellissima, tutta in lieve discesa, regolarissima, larghissima… Peccato che era vietata alle biciclette con un bel cartello grossissimo.

La strada permessa era brutta, storta, secondaria, male asfaltata, con salite e brusche discese.
Non ci formalizziamo e proseguiamo.

Dopo una ventina di km. c’è Landeck, e dopo altri 30 una ciclabile agevole fino a Imst.

Da qui parte la salita per l’ultimo passo, il Fern (foto) che con i suoi 1200 m. prelute ad un territorio relativamente pianeggiante.
La mantellina gialla, più leggera, e quella rossa, più robusta, suggeriscono che il tempo manteneva un broncio variabile.

Altri 30 km. per il confine tedesco e, più in là, Garmisch-Partenkirchen, stazione sciistica senza neve visto che siamo in Agosto…

È solo pomeriggio e proseguiamo, non abbiamo fatto neppure 100 km così si prosegue in umido in direzione Weilheim.

In viaggio è facile incontrare una buona dose di cortesia (tranne in Svizzera e in Liguria…), ma in Germania è una cosa speciale.

Alla faccia degli stereotipi, un popolo gentile e premuroso come quello Tedesco non lo conoscevo ancora.

Malignamente potremmo pensare che stemperino il senso di colpa per quanto i loro Governi fanno al resto dell’Europa da circa un secolo… Però non importa, credo davvero nella loro gentilezza, perché si è manifestata spesso e a volte nemmeno richiesta.

La prima occasione si è presentata chiedendo ad un autoctono indicazioni per una pensione economica: egli è salito in macchina, mi ha invitato a seguirlo per circa 10 km adeguandosi al mio passo, mi ha portato in un posto piacevolissimo fra alberi e corsi d’acqua dove ho mangiato bene e speso poco.
Sono riuscito a ricambiare il pensiero solo offrendogli una birra, anche se ha rifiutato la seconda perché la sua patente sarebbe stata a rischio.
Bene così, bravi.

10 AGOSTO 2011, SESTO GIORNO (Weilheim – Gersthofen (D), 115 km.)

Il percorso prosegue evitando Monaco di Baviera ma percorrendo la sponda Ovest dell’Ammersee (foto), dove alcuni tratti della ciclabile sono piacevoli e boschivi, altri un po’ discosti e trascurati.

Dopo il piccolo lago il paesaggio si apre e diventa aperto ed agreste, ricordandomi le campagne fra Parma e Reggio Emilia.

Le scarse segnalazioni mi rallentano, ma per fortuna una giovane indigena a pedali cui avevo chiesto indicazioni, di ritorno dalla sua gita, mi ha regalato le sue mappe col dettaglio della zona stampate dal computer, togliendomi così d’impiccio
Anch’io avevo le mie mappe, ma se ne avessi portate su una scala così stretta avrei dovuto stampare un paio di risme di fogli…

Dopo altri 50 km. arrivo così a Augsburg (Augusta in italiano).

Augsburg

Il tempo è decisamente migliorato: proseguo ancora un po’ fino alla periferia e ad un paesino da hinterland, Gersthofen. Trovata una pensioncina, ho trovato altra cortesia: “Siamo chiusi, ma la ospitiamo lo stesso. Desidera una birra? La bicicletta può metterla qui…”

11 AGOSTO, SETTIMO GIORNO (Gersthofen – Rothenburg ob den Tauber (D), 144 km.)

Il paesaggio e la strada cambiano.

Il tempo si fa più stabile, la strada è un continuo saliscendi perché si incontrano lunghe e lievi salite seguite da lunghe e lievi discese: quanto basta per abbassare la media a 20 km/h.

In pianura non si trovano più fontanelle pubbliche: le poche fontane decorative sono a riciclo, allora trovare l’acqua costringe a tenere d’occhio aree di servizio e cimiteri: nelle prime bisogna chiedere le chiavi del bagno, nei secondi nessuno dice niente…

Attraverso Hochstadt am der Donau (prossime 2 fotto), e ovviamente il Danubio.
Siamo sulla RomanischeStraße, non prima di aver attraversato Nordlingen, Dinkelsbühl, Feuchtwangen e Schillingfürst.

Trovo subito l’accogliente pensioncina, e a bici scarica giro per il piccolo paese.

Rothenburg2

Da un’imponente chiesa gotica, in un vicolo dietro la piazza, salgono solenni note d’organo. Ciao, sconosciuto suonatore.

Non è difficile comunicare: non è saggio usare il poco tedesco che ho studiato prima del viaggio per fare domande complesse, perché poi l’interlocutore mi risponde in tedesco e sono nei guai. Meglio l’inglese, parlato da tutti tranne i più anziani, ma spesso si trovano italiani (riconoscibilissimi…)

Infatti per la cena ordino gulash e mi accorgo di avere a fianco padovani e cagliaritani, ai quali mi unisco volentieri.

12 AGOSTO 2011, OTTAVO GIORNO (Rothenburg o.d.t. – Miltenberg (D), 135 km.)

Dopo Rothenburg percorro la valle del Tauber, che è piacevole ma non rettilinea, poiché la strada segue le anse del fiume.

Pendenza regolare, spesso alberata, riparata dal vento. La compagnia di un fiume è sempre piacevole, ti racconta sempre qualcosa, e accetta anche che tu non lo stia ad ascoltare.

La giornata si è presentata bene, ma dopo un paio d’ore il tempo si guasterà. Intanto il tempo tiene, e i nomi dei paesi si fanno più complicati: Tauberbishofsheim…

Mentre il diluvio mi raggiunge sbaglio strada e comincio ad inerpicarmi verso posti ignoti. Un addetto comunale su un furgone della nettezza intuisce qualcosa e mi chiede dove vado, per poi indicarmi la giusta via. Io non gli avevo chiesto nulla… Ma su che pianeta sono capitato?

Il tempo migliora mentre a Warheim il Tauber esaurisce se stesso nel Meno, il fiume che ricorda la vicinanza di Francoforte.

Nella foto il punto di affluenza.

IMG_1233

Il fisico non più adolescente manifesta le prime magagne: il sederino, nonostante una sella molto adeguata, duole nel punto d’appoggio dove le ossa del bacino premono su alcune fasce muscolari; le ginocchia sembrano un po’ infiammate e dolgono pure loro.

Sarà meglio chiedere consiglio, e lo trovo da una farmacista italiana di Miltenberg: pomatina all’ibuprofene e tutto sarà come nuovo nel giro di un paio di giorni.

Nel frattempo trovo da dormire grazie a un gelatiere veneto, che mi consiglia un indirizzo dove trovo una simpatica tedescona molto anziana, rimasta vedova in giovane età di un aitante giovanotto calabrese, e vissuta nel ricordo di lui per oltre cinquant’anni.

Pur non volendo ospiti, mi accoglie in quanto italiano a condizione che la mattina le trasporti da basso le lenzuola usate, avendo tre piani da fare con una gambetta non più agilissima.

La mattina mi racconta la sua storia durante una buona colazione, e riparto in direzione Francoforte.

13 AGOSTO 2011, NONO GIORNO (Miltenberg – Bad Homburg (D), 120 km.)

Francoforte sembrava vicina, ma arriva dopo quasi 100 km.

Nel frattempo il computer di bordo segnala il raggiungimento dei mille chilometri

Pedalo spesso in piedi in attesa che l’ibuprofene faccia il suo dovere, intanto trovo ai lati della strada more, prugne e mele selvatiche, omaggi della natura amica che alleviano e idratano.

Unico guasto meccanico: in un cambio di pendenza su un passaggio erboso ho scalato rapidamente il cambio ed è scesa la catena, aprendosi in una maglia.
Un paziente intervento di pinza ha recuperato e richiuso la maglia, che è arrivata alla fine del viaggio senza problemi.

Nella grande città le indicazioni sono inutili perché indicano più o meno autostrade o superstrade, la bussola dell’iPhone segue con entusiasmo i tram di passaggio e così esco correttamente verso Nord-Ovest consultando il Sole.

Non ci vuole molto. Di pomeriggio basta immaginare di avere il quadrante di un orologio in mano ed orientare la lancetta delle ore verso il Sole: la bisettrice fra la lancetta delle ore e le ore 12 indica il Sud, anche dopo le 18 purché si mantenga lo stesso lato del quadrante e si bisechi un angolo superiore a 180º. Se mi sono spiegato va bene, se no pazienza…

La strada è giusta, chiedo conferma a una pizzaiola di Salerno che mi offre un caffè “giusto” e mi presenta un paio di figlie.
Accetto solo il caffè, ringrazio e proseguo fino a Bad Homburg, strana città piena di albergoni e di casinò.

In una Steak House trovo ottima cena e indicazioni per l’albergo da un cameriere italiano, sempre con tanta cortesia.

14 AGOSTO 2011, DECIMO GIORNO (Bad Homburg – Wilsndorf (D), 104 km)

La tappa più noiosa, al punto che non ho scattato nemmeno una fotografia.

Pioveva, la strada era un continuo saliscendi e senza ciclabile, le vespe mi insidiavano e ho pure bucato una gomma (scheggina di vetro arancione, tipo bottiglia di birra).

A Wilsndorf l’accoglienza è ancora ottima, e alla pizzeria da Mario (di Carbonia) trovo due pizze difficili da dimenticare: una ai funghi porcini raccolti da lui la mattina, l’altra al peperoncino fresco così piccante che ha fatto vacillare la mia fama di cintura nera di peperoncino.

15 AGOSTO 2011, UNDICESIMO GIORNO (Wilsndorf – Witten (D), 156 km.)

Siegen è una grande città, e seguendo indicazioni non autostradali sono incappato involontariamente in una strada sopraelevata vietata alle biciclette. Subito individuato dalla Polizia e spiegato l’errore, mi hanno scortato alla prima uscita indicandomi la strada giusta.

Poco fuori città c’è il Biggesee (foto), seguito dal fiume Lenne che confluirà nel Ruhr.

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La valle del Ruhr è l’unico posto un po’ cupo che ho incontrato in Germania, dove la gente è un po’ meno sorridente e gentile.

A fondovalle inizia una grande area metropolitana che unisce varie città: Dortmund, Essen, Duisburg, Düsseldorf…
Sono circa 60 km. di centro abitato, la campagna diventa un ricordo lontano.

Però il viaggio continua senza problemi, qui una sosta a Hagen.

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Ho ancora un’ora di luce, così proseguo fino a Witten. Prime difficoltà nel trovare un albergo (non ce n’erano proprio…), così arretro di un paio di chilometri e ne trovo uno piccolo, insieme e una buona pizza siciliana e una robusta colazione.

16 AGOSTO 2011, DODICESIMO GIORNO (Witten – Zevenaar (NL), 143 km.)

Da Witten al confine olandese mancano ancora più di 100 km.

Percorro il lungo continuum abitativo e d’improvviso non trovo più i saliscendi continui che finora mi avevano accompagnato e rallentato: è pianura vera, ed anche se il mare è ancora lontano l’atmosfera diventa più mediterranea, tiepida.

Dopo un breve contatto col Reno, vecchia conoscenza di precedenti imprese, c’è il confine e l’Olanda.
Non la chiamerò mai Paesi Bassi, è un nome che usiamo solo noi e che lassù nessuno conosce.

Il Mulino di Hoop (così si chiama) introduce il nuovo paesaggio, ed io raggiungo Zevenaar dove mi devo accontentare di un albergo

Mulino Hoop2

Strani colori… Ho dovuto spremerli un po’ con Photoshop, questa foto era molto buia perché era sera.

17 AGOSTO 2011, TREDICESIMO GIORNO (Zevenaar – Lelystad, 116 km.)

Potre raggiungere la mia meta Amsterdam in giornata, perché è raggiungibile con una tappa.

Invece giro il manubrio più a Nord, perché ho voglia di paesaggi e voglio anche attraversare una delle due lunghe dighe che strappano al mare gran parte del territorio olandese.

Tutta l’Olanda è disseminata di pale eoliche sempre in azione, il vento non manca mai.
Ho anche visto case private con il loro piccolo mulino artigianale in funzione…

Pale

Le prossime 4 fotografie raccontano bene il resto della giornata:

1) Arnhem, città pulitissima, tranquilla e ordinata;

2) Il parco nazionale sopra Arnhem, con percorsi numerati, cippi direzionali e snodi provvisti di mappe (impossibile perdersi); quasi impraticabile per veicoli a motore, la ciclabile c’è ed è pure asfaltata;

3) La strada Arnhem – Apeldoorn, con una corsia ciclabile degna di questo nome e ben diversa dalle gabbie in stile tirolese con i cartelli in piantati sul passaggio che toccano a noi;

4) Il bed & breakfast di Lelystad, più simile ad un ranch anche nel menu (Mais, fagioli…) Tutto bello, comunque. Siamo all’inizio della diga e domani l’attraversiamo.

Lungo la strada ho “rubato” alcuni cipollotti in un enorme polder, hanno accompagnato benissimo le due birrette che hanno placato la disidratazione in attesa della cena.

18 AGOSTO 2011, QUATTORDICESIMO GIORNO (Lelystad – Amsterdam, 120 km.)

Mi dirigo subito verso la diga, e subito all’inizio, per la prima volta in vita mia, vedo un ponte mobile alzato.

Dopo il transito della piccola vela riprendo la strada con un forte maestrale contrario, fiducioso che la curvatura del percorso lo diminuirà. In parte ciò accadrà.

Ma sì, lo so. bla bla bla, il Maestrale è un vento del Mediterraneo e qui siamo sull’Atlantico, ma ci siamo capiti.

Diga

La diga è lunga 30 km. e termina a Enkhuizen, bella cittadina portuale e turistica.

Da qui un lungo percorso di circa 80 km. lungo la costa della laguna per ridiscendere ad Amsterdam, passando da Edam, città formaggiosa, e da Volendam, dove apprezzo con gusto 4 porzioni di aringa cruda con cipolle, cetriolo e bandierina.

Aringa

Nel frattempo faccio conoscenza con un gruppo di milanesi della Bovisa, poi riprendo la strada. Obbligato alla ciclabile priva di indicazioni, mi perdo un paio di volte, finché in serata, sotto una pioggia vista di rado, entro trionfalmente ad Amsterdam.
Dalla periferia al centro c’è ancora un bel pezzo, che faccio umidamente, finché mi imbatto nel Nordzeekanaal che divide la città in due parti senza ponti.
Un traghetto gratuito mi trasporterà per la seconda volta senza fatica all’altra sponda, dove è subito ad attendermi la Stazione Centrale.
Constatato che il primo treno utile partirà l’indomani alle 6, si prospetta una nottata in sacco a pelo…
Così giro un po’ per la città, dove i negozi sono ormai chiusi e gli unici che resistono vendono le principali specialità che rendono Amsterdam la mecca dei tossici e dei puttanieri.
Mi faccio un’idea e poi mi acquatto sotto una pensilina accanto ai binari in un punto un po’ avanzato, così gli addetti non mi vedono e posso dormire qualche ora mentre la stazione è chiusa e sicura.

Il sacco a pelo svolge perfettamente il suo compito, nonostante la terra sia dura, e la mattina successiva si parte, direzione Antwerpen e Parigi.

Sentire il costo del biglietto di ritorno mi ha dato un’idea di quanto fossi lontano da casa…

19 AGOSTO 2011 – 15º giorno, viaggio terminato. In treno verso Parigi

Treno puntuale, così come sono puntuali al secondo le due strette coincidenze successive. Alle due pomeridiane sono a Parigi, da dove ripartirò alle 10 di sera con un posto in cuccetta.

Eiffel

Otto ore da passare nella capitale gallica, che ridanno respiro dopo il coacervo di etnie tossicomani della comunque bella Amsterdam.
Gente assetata di cultura, luoghi che offrono cultura in ogni angolo. Avevo già visto Parigi sia in moto che in auto, in bici è tutt’altro: a motore ti è permesso passare se stai attento a ogni cosa, se non parcheggi qui e neppure lì… In bici lo sguardo si perde e tu puoi seguirlo a pedali, prestando solo quella minima attenzione per non farti travolgere dalle auto.

Notredam

Il treno partirà puntuale dalla Gare D’Austerliz e mi lascerà a Nizza, circa 1200 chilometri dopo, con tre minuti d’anticipo, insieme a un gruppo di ragazzetti colorati che andavano in Costa Azzurra in cerca di ciò che a molti piace.

Da laggiù ho raggiunto la Liguria dove il resto della famiglia – forse – mi aspettava…

Grazie di aver ripercorso con me il viaggio; prossimamente parleremo di attrezzature, di dotazioni di sicurezza e di vestiario, ma anche di alimentazione e molto altro.

Buona strada!

Marco